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Storia del teatro: riassunto

Il teatro nasce in Grecia come rappresentazione sacra durante le festività in onore di Dioniso, ma raggiunge il suo massimo splendore nel V secolo, con la tragedia di Sofocle e la commedia di Aristofane. A Roma il dramma perde il suo carattere sacrale e Plauto nel II sec. a.C. scrive commedie i cui personaggi verranno ripresi nei secoli successivi. Nel medioevo, a partire dall’XI e XII secolo, il dramma rinasce come rappresentazione sacra che si sposta dalle chiese alle piazze. Tra XV e XVI secolo sulla scia dell’umanesimo rinascono le forme del teatro classico, in latino e volgare, nella forma della commedia con Ariosto, della tragedia con Trissino e del dramma pastorale con Poliziano. Nel XVI e XVII nascono anche il melodramma, in cui l’azione scenica è affidata al canto e alla musica e la commedia dell’arte, sulla scorta della quale si sviluppano compagnie di attori professionisti. Nel XVIII secolo aumenta il numero degli spettatori e la tragedia ha nuova vita con Alfieri, mentre nel XIX secolo, a seguito dell’Unità d’Italia, si sviluppa la tragedia storica, con Manzoni e Pellico. Anche gli scrittori veristi come Verga si interessano al teatro come mezzo per rappresentare fedelmente la realtà. Nel XX secolo il teatro esprime le nevrosi dell’individuo a contatto con la società borghese: Pirandello in molte sue opere rappresenta il teatro nel teatro, coinvolgendo il pubblico nella rappresentazione secondo l’idea che la vita stessa sia un palcoscenico.