La fuga di Luigi XVI

Il tentativo di fuga di Luigi XVI, nel 1791, rappresenta la definitiva rottura tra la monarchia e il popolo. L’Assemblea Nazionale Costituente era infatti inizialmente divisa in due gruppi, gli aristocratici, conservatori, e i patrioti, riformisti; in seguito le fazioni cominciano a diversificarsi comprendendo: gli aristocratici, i monarchici, un piccolo gruppo di democratici, e i costituzionali, appartenenti al vecchio gruppo patriota. Luigi XVI, nonostante la maggioranza dell’Assemblea propenda per una monarchia di tipo costituzionale, vuole restaurare la monarchia assoluta. Il re, dunque, opta per una soluzione drastica: fuggire e tentare di raggiungere l’esercito austriaco nei Paesi Bassi, per poi tornare a Parigi, sciogliere l’assemblea e restaurare la monarchia. Tuttavia durante il viaggio si verificano intoppi e ritardi e le guardie riportano Luigi XVI a Parigi. A seguito della fuga del re il partito patriota si divide in due gruppi: i foglianti e i democratici giacobini, tra cui comincia ad emergere la figura di Robespierre. A settembre dello stesso anno il re accetta la nuova Costituzione e l’Assemblea Legislativa, in ottobre, è molto diversa dalla Costituente. È formata infatti dai foglianti, a favore della monarchia costituzionale, la sinistra giacobina, i repubblicani, e gli indipendenti, senza opinioni precise.