L'età giolittiana

In Italia, alla fine dell’Ottocento, il ceto dirigente cerca di arrestare l’avanzata delle forze sociali emergenti. L’avanzata della sinistra alle elezioni del 1897, dunque, e le agitazioni per l’aumento del prezzo del pane nel 1898 provocarono la violenta soppressione dei moti popolari e il tentativo di far approvare leggi limitative delle libertà statuarie. In Parlamento i provvedimenti, però, vengono bloccati e alle elezioni del 1900 viene eletto l’esecutivo guidato da un esponente della sinistra liberale, Giuseppe Zanardelli, con Giovanni Giolitti al ministero dell’interno. Giolitti resta poi in carica come Primo Ministro per i successivi quindici anni. In politica interna viene istituita l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e la cassa pensioni per invalidità e vecchiaia, e viene riconosciuto il diritto del popolo. La crescita industriale, tuttavia, è squilibrata e si concentra tra Milano, Torino e Genova, provocando forti migrazioni dalle regioni meridionali. Il Governo Giolitti si impegna anche nella campagna in Libia del 1911 e, sempre sul fronte interno, nel 1912, approva il suffragio universale maschile.